Université Européenne Jean Monnet a.i.s.b.l.
Formazione
Gli studi JM - I livelli delle certificazioni
UEJM AIsbl propone un primo ciclo di formazione generale ►DIPLÔME
della durata di tre anni ed un numero di ore complessivo corrispondente a circa 180 ECTS (*), seguito da un secondo ciclo di ► MASTER DE 1ER/2EME NIVEAU
con un anno o due anni ulteriori di studio a seconda del grado di approfondimento auspicato ed un numero di ore complessive corrispondente a circa 60/120 ECTS (*).
(*) à ECTS, si vedano gli approfondimenti successivi.
E’ possibile infine accedere ad una formazione di 3 ciclo ► DOCTORAT PROFESSIONNEL
aperta unicamente a chi sia in possesso di Laurea magistrale o Master JM di 2° Livello ed acquisita esperienza professionale, per la realizzazione di una tesi di ricerca, in un percorso di studio indipendente rispetto ai cicli JM precedenti.
UEJM AIsbl e l’Europa
UEJM si occupa di certificare percorsi formativi di tipo non accademico; in questa sua scelta, espressa e voluta dal proprio statuto, si pone in un’ottica di collaborazione e scambio con le Università ed il mondo accademico, non sovrapponendosi ad esso bensì sviluppando e sostenendo progetti didattici professionalizzanti con l’obiettivo di garantire la qualità in contesti attualmente non regolamentati.
UEJM gestisce una rete estremamente attiva sul piano europeo. Essa fonda la sua missione e la sua ricerca su un forte principio di tolleranza e difesa delle libertà ed ogni anno decine di studenti di tutta Europa scelgono di aderirvi per costruire il proprio futuro.
Il suo livello internazionale e la sua localizzazione a Bruxelles, sede delle istituzioni europee, permette agli studenti che lo desiderino di stabilire contatti e tessere una rete di relazioni che saranno proficui durante tutta la loro vita professionale.
Per questo UEJM aderisce e si conforma a quanto stabilito nel Processo di Bologna in termini di modalità, strumenti ed obiettivi del sistema formativo.
Cicli e titoli di studio
Il tema dei titoli di studio e della loro articolazione in cicli è centrale nel Processo di Bologna.
Nella Dichiarazione di Bologna (1999) il tema viene affrontato attraverso l'individuazione dei seguenti obiettivi.
1. Titoli di agevole lettura e comparazione, attraverso strumenti comuni.
2. Due cicli principali, "undergraduate" e "graduate". L'accesso al secondo ciclo richiede il completamento del primo. Il 1° ciclo ha durata minima di 3 anni; il 2° ciclo può concludersi con master e/o dottorato.
Nel 2001 il Comunicato di Praga riprende i due obiettivi, per verificare il percorso compiuto e fornire ulteriori indicazioni.
1. Titoli di agevole lettura e comparazione, attraverso strumenti comuni.
2. Due cicli principali, "undergraduate" e "graduate". L'accesso al secondo ciclo richiede il completamento del primo. Il 1° ciclo ha durata minima di 3 anni; il 2° ciclo può concludersi con master e/o dottorato
Il Comunicato di Berlino (2003) si concentra sulla struttura dei titoli in due cicli principali. Tra le altre tematiche, il Comunicato introduce l'idea dei Frameworks for Qualifications(Quadri dei titoli).
Il Comunicato di Bergen (2005) riprende anch'esso il Sistema a due cicli, registrando e segnalando i punti di forza e le difficoltà incontrate e soffermandosi sul tema del Dottorato di ricerca.
"Caratteristica principale: avanzamento della conoscenza tramite la ricerca - Durata: 3-4 anni a tempo pieno - Sollecitazione a programmi che promuovano studi interdisciplinari e che forniscano competenze utilizzabili anche all'esterno del mondo accademico-scientifico - I partecipanti vanno considerati sia studenti, di terzo ciclo, sia ricercatori in fase iniziale".
In sintesi, osservando quanto accade nell’applicazione delle norme generali entro i singoli contesti nazionali, si può concludere che la strutturazione in cicli si sta attuando sempre più diffusamente, seppur sia ancora da acquisire il reale valore del certificato di 1° ciclo nel contesto lavorativo. Inoltre, mentre in passato si considerava il 2° ciclo in termini di flessibilità, con un percorso di master più breve ed uno di dottorato più lungo, attualmente quest’ultimo si stacca dal primo, identificando un 3° ciclo a se stante.
Crediti ECTS - Bologna e i crediti ECTS
(Sistema Europeo per l’Accumulazione e ed il Trasferimento dei Crediti)
Con la Dichiarazione di Bologna (1999) si evidenzia la necessità di adottare un comune sistema di crediti - basato su ECTS - che possano essere reciprocamente riconosciuti entro le varie istituzioni europee. I comunicati di Praga (2001) e di Berlino (2003) hanno ulteriormente sottolineato l’urgenza di un tale sistema, non solo per facilitare la circolazione degli studenti ma anche per mettere a punto curricola nazionali ed internazionali comuni e rispondenti alla struttura della formazione in tre cicli.
ECTS e JM
Attualmente il sistema ECTS si basa sulla definizione di "credito" e su procedure ampiamente condivise a livello europeo. Secondo la definizione europea (ECTS Key Features, 2002) "il credito ECTS è basato sul carico di lavoro richiesto ad uno studente per raggiungere gli obiettivi formativi di un corso di studio, obiettivi preferibilmente espressi come risultati di apprendimento previsti e competenze da acquisire. Il carico di lavoro include il tempo dedicato a tutte le attività di apprendimento". Per definizione, quindi, i crediti ECTS/CFU si basano sui tempi di apprendimento più che di insegnamento e sui risultati dell'apprendimento più che sui contenuti dei piani di studio, intesi non solo come conoscenze ma anche come abilità.
Il sistema europeo attribuisce al credito un valore assoluto che oscilla fra 25 e 30 ore ad ogni anno di studio a tempo pieno il valore convenzionale medio di 60 crediti. Inoltre, attribuisce a ciascun credito il valore assoluto di 25 ore di impegno dello studente, per un totale di 1500 ore annue; ECTS prevede anche che i valori numerici in crediti attribuiti alle singole attività formative siano accompagnati da descrizioni delle conoscenze ed abilità da acquisire nei tempi di apprendimento indicati.
L’ UEJM non adotta un proprio sistema di attribuzione di crediti, seppur ad esso conformi la struttura dei percorsi formativi approvati. Ciò per evitare il fraintendimento su eventuali automatiche corrispondenze che attualmente non sarebbero ancora possibili all’interno dei diversi sistemi nazionali, ove vige il principio di autoregolamentazione delle strutture di formazione universitaria. Per quanto riguarda il trasferimento dei crediti, per esempio, la normativa italiana - in analogia ai principi europei - chiarisce che "il riconoscimento totale o parziale dei crediti acquisiti dallo studente ai fini della prosecuzione degli studi compete alla struttura didattica che accoglie lo studente, con procedure e criteri predeterminati stabiliti nel Regolamento Didattico di Ateneo" (art. 5/5). Tale intento di chiarezza non esclude naturalmente la libera circolazione dei certificati JM ed il loro utilizzo a livello curriculare.
Come previsto in ECTS, anche nel sistema JM i "crediti (= valore) corrispondenti a ciascuna attività formativa sono acquisiti dallo studente con il superamento dell'esame o di altra forma di verifica del profitto" (art. 5/4) realizzato all’interno delle sedi associate. La somma delle verifiche dà luogo ad una votazione di media che costituisce lo step d’ingresso all’esame JM finale, un momento di "valutazione di livello" indipendente, per il conseguimento della certificazione finale.
Riconoscimento titoli
La convenzione di Lisbona - Obiettivi
- consentire ai diplomati della scuola secondaria superiore di accedere alle università
e agli altri istituti d'istruzione superiore di tutti i paesi;
- facilitare i programmi di scambi accademici studenteschi, garantendo il riconoscimento
dei periodi e dei cicli di studio effettuati all'estero;
- utilizzare i titoli accademici nazionali finali per l'accesso al mercato del lavoro e delle
professioni regolate in tutti i paesi o per proseguire gli studi a livello più avanzato;
- aumentare la quantità, la qualità e la trasparenza dell'informazione disponibile sui sistemi nazionali d'istruzione superiore, sulle università ed i loro programmi, sull'offerta formativa, sui titoli di studio anche attraverso lo sviluppo dei centri nazionali d'informazione sulla mobilità e il riconoscimento dei titoli e la diffusione di nuovi strumenti di certificazione come il "supplemento al diploma".Uno sguardo ai contenuti
La seconda regola prevede che le procedure e i criteri impiegati per la valutazione dei titoli esteri e per il loro riconoscimento debbano essere "trasparenti, coerenti e affidabili"; l'autorità che riconosce il titolo estero deve dunque rendere noti i propri criteri di valutazione (trasparenza); tali criteri devono essere certi, non discrezionali e devono applicarsi senza sensibili differenze di comportamento tra un istituzione e l'altra (coerenza); i criteri di valutazione devono infine essere fondati su principi validi e condivisi nella comunità scientifica internazionale, e seguire codici di buona pratica (affidabilità).
La terza regola prevede che la decisione di riconoscere un titolo estero debba essere adottata sulla base di adeguate informazioni.
La quarta regola riguarda la durata del procedimento e la possibilità di interporre appello.
La quarta sezione della Convenzione di Lisbona regola il riconoscimento dei titoli esteri di scuola secondaria per l'accesso alle diverse forme di istruzione superiore presenti in un Paese.
La prima norma - molto generale ma certamente chiara - è quella che prevede che se un titolo consente in un Paese di accedere a quel sistema di istruzione superiore, esso sarà accettato anche dagli altri Stati come titolo valido per l'accesso ai rispettivi sistemi nazionali di istruzione superiore. Tale norma è tuttavia temperata dalla possibilità di rifiutare l'accesso ad un titolo estero qualora sussistano sostanziali e comprovate differenze tra i requisiti generali di accesso nei due Paesi. E' il caso, ad esempio, di quei paesi nei quali la scolarità pre-universitaria ammonta complessivamente a dieci o undici anni.
La quinta sezione stabilisce il principio che i cicli e i periodi di studio effettuati all'estero siano riconosciuti dall'ateneo di provenienza. Tale principio è valido sia nel caso di studenti che si muovano nel quadro di programmi organizzati di mobilità, sia nel caso di studenti free-movers. Due condizioni facilitano il riconoscimento dei periodi di studio effettuati all'estero: l'esistenza di un accordo previo di collaborazione (learning agreement) tra i due atenei e il rilascio di un'adeguata certificazione. E' suggerito l'uso della strumentazione prevista dal sistema ECTS (European Credit Transfer System).
La sesta sezione della Convenzione di Lisbona impegna i Paesi firmatari a riconoscere reciprocamente i titoli accademici finali. Questa indicazione generale tiene conto delle differenze spesso profonde tra i diversi sistemi nazionali ed in particolare tra quei Paesi che assoggettano al diritto nazionale i sistemi d'istruzione e gli ordinamenti didattici, conferiscono valore legale ai propri titoli e ne elaborano un quadro di norme di protezione giuridica, e quei Paesi che adottano sistemi di accreditamento delle istituzioni, dei percorsi di studio e dei titoli, autogenerati dal corpo sociale. I principi fissati dalla Convenzione di Lisbona valgono dunque qualunque sia il modello ispiratore del sistema nazionale di riconoscimento dei titoli esteri (equipollenza, omologazione, riconoscimento finalizzato, accettazione, accreditamento, ecc.).
Le ultime sezioni della Convenzione sono dedicate rispettivamente al riconoscimento dei titoli dei rifugiati, all'informazione sui sistemi e sui titoli e alle procedure di ratifica.
La posizione dei titoli JM
La richiesta di riconoscimento dei titoli JM nel sistema europeo segue i principi enunciati dalla Convenzione di Lisbona, nel rispetto delle singole regolamentazioni nazionali.
Trattandosi di certificati attestanti specializzazioni in ambiti generalmente non regolamentati, non esistono né sono necessarie equipollenze con titoli di tipo accademico. Salvo specifiche restrizioni da parte degli Stati, l’esercizio delle professioni interessate è libero e regolato dal rispetto di precisi codici deontologici che rendano impossibile qualunque forma di abuso.Un esempio: l'applicazione in Italia
L’apprendimento permanente ed il Processo di Bologna
Già nella riunione di Praga del 2001 si afferma il principio che "nell’Europa del futuro, costruita su una società ed una economia basata sulla conoscenza, è indispensabile elaborare strategie per l’apprendimento permanente che consentano sia di far fronte alle sfide poste dalla competitività e dall’uso di nuove tecnologie, che di migliorare la coesione sociale, la parità delle opportunità e la qualità della vita".
Nel Comunicato di Berlino "i Ministri sottolineano l’importante contributo offerto dall’istruzione superiore per tradurre in azioni concrete l’idea di un apprendimento permanente. Gli stessi ministri stanno assumendo i provvedimenti necessari per far convergere le loro politiche nazionali verso la realizzazione di tale obiettivo; esortano quindi le istituzioni di istruzione superiore, e tutti coloro che sono interessati al problema, ad accrescere le possibilità di perseguire un apprendimento permanente a livello di istruzione superiore con il riconoscimento dell’apprendimento pregresso. I ministri ribadiscono che tale funzione deve costituire una parte integrante delle attività di istruzione superiore. (…) Essi sottolineano inoltre la necessità di offrire a tutti i cittadini maggiori opportunità di seguire, secondo le loro aspirazioni ed abilità, dei percorsi di apprendimento permanente, sia in collegamento con l’istruzione superiore che all’interno di essa".
Nel Comunicato di Bergen (2005) i Ministri evidenziano con chiarezza lo stretto legame esistente tra l’apprendimento permanente ed i Quadri dei titoli che si stanno elaborando. Dapprima sottolineano "l’importanza di assicurare la complementarietà tra il Quadro europeo dei titoli, che si sta attuando per l’istruzione superiore nell’ambito del processo di Bologna, ed il più ampio
UEJM accoglie i principi espressi nel contesto europeo in merito all’apprendimento permanente e li realizza attraverso il Centre Culturel Européen Jean Monnet Asbl, organismo belga delegato alla gestione degli ordini professionali europei JM per il controllo e la valorizzazione di quelle professioni che oggi non possono godere di altra forma di tutela né legittimazione.
Concorde con l’idea della necessità di un sistema di formazione continua, il CCEJM promuove e sostiene momenti di aggiornamento per i propri associati con l’intento di raggiungere livelli professionali qualitativamente sempre più elevati.
(nel testo sono presenti numerosi abstracts tratti da www.bolognaprocess.it )




