Registre professionnel européen des Counsellors

Secondo la World Healt Organization (WHO/ GPA 1989) (Organismo Mondiale della Sanità – OMS) “il counselling è un processo che, attraverso il dialogo e l’interazione, aiuta le persone a risolvere e gestire problemi e a prendere decisioni; esso coinvolge un “cliente” e un “counselor”: il primo è un soggetto che sente il bisogno di essere aiutato, il secondo è una persona esperta, imparziale, non legata al cliente, addestrata all’ascolto, al supporto e alla guida.”

 

La WHO, parla di counselling, in termini di processi decisionali, di problem solving, che coinvolge un counselor e un cliente, dove il primo aiuta la persona a risolvere  e a controllare problemi, bisogni e disagi, attraverso il colloquio e la interazione, è dunque un processo  intenso, focalizzato, specifico e limitato nel tempo (disagio transitorio).

La BACP (British Association for Counselling and Psychotherapy) fornisce la seguente definizione: “Il counselor può indicare le opzioni di cui il cliente dispone e aiutarlo a seguire quella che sceglierà. Il counselor può aiutare il cliente a esaminare dettagliatamente le situazioni o i comportamenti che si sono rivelati problematici e trovare un punto piccolo ma cruciale da cui sia possibile originare qualche cambiamento. Qualunque approccio usi il counselor […] lo scopo fondamentale è l’autonomia del cliente: che possa fare le sue scelte, prendere le sue decisioni e porle in essere.

 

Il Counselor (spesso chiamato anche “COACH”), non è uno psicologo o uno psicoterapeuta, non elabora diagnosi, non lavora sulle patologie e non effettua degli interventi profondi (anche se molti psicologi e psicoterapeuti si specializzano in tale tecnica). Si rivolge invece a coloro che attraversano momenti di difficoltà e che vogliono riprendere il controllo della propria vita. Può lavorare con i singoli o con i gruppi in differenti contesti. L’attività di counselling può essere svolta in ambito privato (individuale, di coppia, famigliare, di gruppo), comunitario (scolastico, religioso, interculturale ecc), lavorativo (aziendale, socio-lavorativo ecc) e socio-assistenziale (artistico, esistenziale, sociale ecc).

 

La definizione di “cliente” (e non “paziente”), per definire chi si rivolge a un counselor, sta proprio a sottolineare come tale professionista, non agisca su stati o condizioni di malattia fisica o mentale, ma, spesso in maniera preventiva, su stati transitori di difficoltà, sofferenza, indecisione.

 

Se tale linea di confine è più semplice da concepire nel sistema anglosassone, dove la psicoterapia in molti casi non è riconosciuta come professione a sé (e dove quindi la professione di counselor è sviluppata da molto tempo), il dibattito è più aspro e acceso nei Paesi dove la professione di psicologo psicoterapeuta è regolamentata.

Significativi sono stati gli interventi in Italia, che hanno chiarificato tale linea di confine tra l’operatività del counsellor e lo psicologo-psicoterapeuta e che quindi vengono ad oggi presi a massimo esempio.

Il primo è l’intervento del Consiglio Superiore di Sanità italiano, nel 2011, il quale definisce il counselling come “essenziale” in almeno due diversi ambiti: 1 – aiuto alla soluzione di problemi di “lieve disagio psichico” al di fuori di contesti clinici, pertanto transitori (orientamento professionale, contrasti lavorativi, scolastico, sportivo ecc..); 2 –  aiuto alla soluzione di problemi che potrebbero portare ad un grave disagio psichico, quindi in maniera preventiva ( perdita di un congiunto, divorzio ecc..) e al di fuori di un contesto clinico

Il secondo, è l’intervento del Consiglio di Stato italiano (massimo organo giudiziario) con la sentenza n 546/2019, con la quale, pur non entrando nel merito delle specifiche competenze del counselor, decisamente ribadisce la piena autorevolezza del Parere del Consiglio Superiore di Sanità italiano del 2011.

 

E’ importante, quindi, che il counselor, così come ogni professionista non ordinistico che agisca direttamente o trasversalmente su stati emozionali o psicologici del cliente, in maniera preventiva o di semplice supporto, si attenga a tali limiti professionali, informando chiaramente il cliente sull’effettiva portata del suo intervento e sempre collaborando (là dove esistenti comprovate o il semplice pericolo di patologie psichiche o psicologiche e non un semplice disagio) con le professioni sanitarie di riferimento

Polizze possibili (vedi in area riservata indicazioni per contattare la Compagnia convenzionata)

 

  • Assicurazione professionale (copertura per i danni eventualmente cagionati nell’esercizio professionale) … …a partire da euro 100,00.
  • Conduzione studio (copertura per i danni a terzi all’interno del proprio studio professionale)…………………….a partire da euro 65,00

Possibile preparazione e presentazione all’esame nel Paese di competenza.

In Europa la figura del Counselor si è sviluppata ed adattandosi alle culture e alle legislature locali, ma in molti Paesi non è ancora riconosciuta come professione regolamentata. Esistono in alcuni Paesi (vedi Spagna, Malta) master universitari in counseling, ma sempre intesi come specializzazione e quasi mai come accesso obbligatorio alla professione.

In Svizzera il Counseling o Psychologische Beratung è gestito dalla FSP Federazione Svizzera degli Psicologi e dalle leggi cantonali; attualmente sta nascendo anche un’associazione dei Counselor, separata dalla federazione degli psicologi..

In Germania, i Counselor appartengono, insieme ai coaches e ai supervisori, alla professione di Heilpraktiker für Psychotherapie, un movimento negli anni ’70, fondato sulla Psicologia del Benessere. Il pensiero guida di questo movimento è basato sullo spostamento della medicina da centrata sulla malattia a orientata alla salute dell’individuo.

In Austria, il Counseling è regolamentato dalla legge federale. Esiste un albo professionale al quale sono iscritti circa 1.500 Lebensberater, “coach o consiglieri di vita”.

In Malta è professione riconosciuta e regolamentata dal 2015

Nel Regno Unito la principale associazione di Counseling è la BACP The British Association for Counselling and Psychotherapy, che comprende circa 10.000 Counselor che hanno un ampio riconoscimento sociale e culturale: ma non legislativo. I Counselor inglesi sono svolgono la loro professione nel settore no profit, nella sanità pubblica e privata e nei centri per le famiglie.

In Europa è presente anche un’organizzazione europea che si batte per il riconoscimento dei Counselor. L‘EAC European Association for Counselling, nasce nel 1991 con l’obbiettivo di promuovere lo sviluppo ed il riconoscimento del Counseling a livello europeo e di stabilire standard formativi comuni.

CORRETTEZZA PROFESSIONALE

  • Il professionista, deve svolgere la professione non ordinistica o non regolamentata nel rispetto delle leggi del Paese ove vuole esercitare e si impegna a non sfociare in atti riservati a professioni regolamentate
  • Il professionista deve informarsi, se, per l’esercizio della professione, lo Stato preveda titoli accademici o abilitazioni o iscrizioni ad Albi pubblici predisposti per legge
  • Il professionista deve informarsi, se lo Stato ove vuole svolgere l’attività, non riservi determinati atti o competenze professionali ad altre professioni regolamentate in quello Stato stesso
  • Nei casi 2 e 3 deve astenersi dal compiere atti o professioni, se non in possesso degli ulteriori requisiti richiesti dallo Stato ospitante
  • Il professionista non regolamentato non può fare diagnosi su stati di salute del cliente

CHIAREZZA E TRASPARENZA NEI CONFRONTI DEL CONSUMATORE

  • Il professionista deve sempre informare il consumatore, mediante sottoscrizione di apposito modulo di consenso, della natura e posizionamento della propria prestazione professionale, se non già regolamentata dalla legge.
  • Il professionista deve rispettare sempre le norme sulla privacy e trattamento dei dati
  • Il professionista, si impegna a utilizzare strumenti o prodotti non invasivi e certificatamente o palesemente innocui per la salute del cliente e, nel caso in cui il proprio intervento possa avere una qualche influenza sulla salute del consumatore, deve sempre informare sulle eventuali controindicazioni
  • Il professionista si impegna a svolgere le proprie prestazioni professionali sempre su soggetti sani e non affetti da patologie che potrebbero in qualche maniera interagire con la prestazione, a meno che non possieda qualifiche professionali sanitarie di base.
  • Il professionista, che non possieda qualifiche sanitarie, nel caso in cui il cliente si rivolga per motivazioni legate ad uno stato di salute o patologico, così come definito dalla comunità scientifica, o per motivazioni e sintomi che, secondo l’apprezzamento comune, potrebbero sottintendere l’esistenza di uno stato patologico, deve obbligatoriamente informare il cliente che lo stato patologico o potenzialmente patologico, deve essere diagnosticato e curato da un professionista sanitario di riferimento, al quale il cliente potrà richiedere, altresì, l’eventuale compatibilità o incompatibilità della prestazione fornita dal professionista, rispetto allo stato di salute del cliente consumatore, rispetto alla quale la prestazione del professionista, pur non direttamente rivolta alla cura della patologia, potrebbe avere effetti indiretti.
  • Il professionista si impegna a non utilizzare nelle comunicazioni, titolazioni accademiche, qualora non possieda titoli accademici ma solo titoli professionali.

COLLABORAZIONE, LAVORO IN EQUIPE e TUTELA DEL CONSUMATORE

  • Il professionista deve sempre collaborare con equipes sanitarie e sotto la direzione di queste, qualora agisca nell’ambito di programmi sanitari o di interesse sanitario, salvo leggi diverse
  • A tutela del consumatore, il professionista deve impegnarsi nel dotarsi di polizze assicurative adeguate e di un aggiornamento professionale adeguato.
  • Il professionista potrà mostrare al cliente consumatore, la propria iscrizione al Registro Jean Monnet, solo se in regola con la quota associativa annuale.
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